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Primato rapine nelle farmacie, Federfarma avverte: “Battiamo tabaccai e banche”

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Nella classifica delle rapine, che vede Milano al primo posto, seguita da Roma, Catania, Palermo e Napoli, le farmacie detengono il primato in rapporto agli sportelli aperti. “Battiamo purtroppo tutti, tabaccai e banche compresi – denuncia Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia e vicepresidente vicario nazionale dell’associazione che rappresenta le oltre 16.000 farmacie d’Italia – Nel nostro caso si tratta spesso di un rapinatore seriale, che torna facilmente: anche se non ci sono in cassa grandi cifre, sono immediatamente disponibili, pertanto la farmacia viene vista come un bancomat. Un luogo che, a differenza di altri, non si può schermare, è facilmente raggiungibile. A Palermo e Catania abbiamo presidi con i vigilantes davanti agli ingressi, ma lavorare così non è facile”.

Nicolosi precisa che in Sicilia esistono farmacie che “hanno subito in un anno anche più di 20 rapine”, mentre le ore ‘preferite’ dai malviventi sono il pranzo, il tardo pomeriggio e le ore che anticipano l’uscita dalle scuole, quando c’è maggiore possibilità di ‘camuffarsi‘. Inoltre, si registra un aumento delle rapine a cavallo delle festività”. Un trend costante negli ultimi anni anche se, osserva Nicolosi, “abbiamo avuto ultimamente una leggera flessione grazie a un protocollo d’intesa siglato con l’allora ministro degli Interni, Alfano, che permette di collegare la videosorveglianza della farmacia con la sala di controllo della Questura. In più, in città come Catania e Palermo, abbiamo chiesto e ottenuto l’interessamento del Prefetto, con un passaggio costante di volanti di polizia o carabinieri. Siamo stati riconosciuti come nucleo sensibile”.

La crisi ha investito anche le farmacie. Nel 2015 sono almeno 20 quelle siciliane, su un totale di poco meno di 1.450, ad aver chiuso i battenti. E negli ultimi 2-3 anni si è registrata una diminuzione di circa 25 punti di fatturato. A livello nazionale, inoltre, il 20-25% degli esercizi “naviga in gravi difficoltà economiche”. Numeri preoccupanti quelli snocciolati da Nicolosi. “Nel 2014 hanno chiuso 4 farmacie su 298 nella provincia di Catania, nel 2015 ben 5, quest’anno, anche se appena iniziato, siamo già a 3 – spiega Nicolosi – Il dato sarebbe ancora maggiore se non ci fosse stato l’aiuto dei grossisti. Abbiamo fatto piani di rientro decennali, abbiamo fatto di tutto per salvare il collega il difficoltà. A livello regionale siamo dunque circa al 2% di chiusure annue, se pero’ dovessimo contare le difficoltà economiche, direi che a livello nazionale siamo al 20-25% in gravi problemi”. Nicolosi sottolinea che “la farmacia è un’entità che viveva del rapporto con il Sistema sanitario nazionale, attivita’ su cui si poteva guadagnare molto bene: la realtà adesso è ben diversa”.

Allarme criminalità dunque, ma non solo. Negli ultimi anni, a dispetto di quello che si pensi generalmente, anche le farmacie stanno fronteggiando una crisi non di poco conto. Nicolosi spiega il perché: “Gli orari si sono allungati, è drasticamente calato il fatturato relativo al Sistema sanitario nazionale, quindi più mole di lavoro, un minore incasso e un ulteriore ‘balzello’ dovuto al decreto Monti: tutto questo, sommato ad alcuni ritardi nei pagamenti, stanno mettendo in crisi il nostro mondo”.

“Il decreto Bersani ha creato un’attività che esiste solo in Italia e in nessuna altra parte del mondo; un’attività squisitamente commerciale, il nostro con loro e’ un rapporto di normale competizione, anche se la parafarmacia ha limitazioni che noi farmacisti non abbiamo”, dice ancora il vicepresidente vicario nazionale dell’associazione che rappresenta le oltre 16.000 farmacie italiane. Si parlava di una farmacia che si sta evolvendo, anche nell’erogazione dei servizi. “Prima in farmacia si controllavano soltanto altezza, peso e pressione, ma da noi ormai si possono fare tantissime autoanalisi a prezzi contenuti e in un tempo immediato. Un aiuto che si dà al cittadino ma anche al medico. Facciamo prevenzione senza togliere niente a nessuno ne’ invadendo il campo medico”.

Con l’assessorato regionale, guidato da Baldo Gucciardi c’è un’ottima interlocuzione, argomenti come lo screening o la prevenzione sono di grande attualità. “E funzionano”, aggiunge Nicolosi, portando a esempio lo screening del colon retto portato avanti di recente nell’Isola. “Nella passata edizione, nella sola provincia di Catania sono stati risolti circa 80 casi di persone che non erano affatto a conoscenza del problema. Abbiamo immediatamente allertato le strutture ospedaliere e quasi tutti i casi si sono risolti brillantemente”. Dopo aver sottolineato l’importanza delle cosiddettefarmacie rurali’, spesso unico presidio in paesi molto piccoli o comunque difficilmente raggiungibili, Nicolosi chiede infine a ministero e assessorato “una stabilizzazione del sistema sanitario, in modo che diventi unitario. Bisogna annullare la regionalizzazione e la sub regionalizzazione, che creano confusione e disparità nei conti”.

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