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L’anemia da carenza di ferro nelle prime 30 settimane di gravidanza associata a disturbi dello sviluppo neurologico del nascituro

Di Salvatore Corrao

La presenza di anemia (in particolare da carenza di ferro) nelle prime 30 settimane di gravidanza è risultata associata ad una più elevata incidenza di disordini dello sviluppo del sistema nervoso quali quelli dell’autismo, il disordine di deficit dell’attenzione/iperattività e la disabilità intellettiva. Sono stati studiati ben 532.232 individui, che alla fine dello studio avevano tra 6 e 29 anni, di 299.768 madri (JAMA Psichiatry 2019).

L’associazione è risultata forte tra anemia e lo scarso sviluppo intellettivo (2 volte e mezzo più probabile nei figli di donne con anemia). Tuttavia, l’aumento di rischio significativo, sia in termini statistici che clinici, è stato registrato anche per gli altri disordini. I risultati di questa ricerca sono rilevanti e sottolineano l’importanza di una valutazione internistica della donna che decide di intraprendere una gravidanza e la necessità di considerare il metabolismo del ferro prima della gravidanza o nelle prime 30 settimane di gestazione. Per valutare correttamente questo aspetto bastano pochi elementi.

Prima di tutto un emocromo che permette di diagnosticare l’anemia grazie al valore di emoglobina (indicata con Hb da molti laboratori): un valore di emoglobina inferiore a 12 g/dl è indicativo di anemia nella donna e grazie al valore di sideremia (il ferro nel sangue), di ferritinemia e della saturazione della transferrinemia (<20%) è possibile porre la diagnosi di anemia da carenza di ferro.

Questo aspetto non è quindi di secondaria importanza e ormai grazie ad un progetto chiamato ANeMIA-CM project, che si è concluso l’anno scorso, molte Unità Operative di Medicina Interna siciliane sono in grado di erogare Day-Service per il trattamento dell’anemia da carenza marziale (di ferro) con una semplice infusione di ferro in formulazione innovativa che risolve la problematica in una o due infusioni per via endovenosa. Per tutti questi motivi è necessario realizzare piani di valutazione sistematica delle donne prima della gravidanza o entro le prime 30 settimane dal concepimento per risolvere una problematica che se trascurata potrebbe dare conseguenze negative per concepiti e relative famiglie.

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