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In Italia 120 mila pazienti con sclerosi multipla, Mancardi: “A disposizione più di 15 diverse terapie”

sclerosi multipla

Sono circa 120 mila le persone in Italia ad essere affette da Sclerosi Multipla. E oggi, grazie alla ricerca abbiamo a disposizione più di 15 diverse terapie che sono modulabili tra quelle più leggere e quindi con un migliore profilo di sicurezza, e quelle più 
pesanti, più efficaci ma con qualche problema per ciò che concerne la sicurezza“.

Lo ha detto Gianluigi Mancardi, presidente nazionale della Società Italiana di Neurologia, nel corso della sua Lectio Magistralis al congresso “Highlights in Neurology“, organizzato dal presidente regionale del Sin, Michele Vecchio, che si è svolto a Pantelleria, lunedì 27 maggio.

Di questi 120 mila pazienti – ha continuato Mancardi – abbiamo circa 20-25 mila pazienti che hanno un’importante disabilità cioè non sono in grado più di camminare, sono in carrozzina, e 7 mila pazienti che sono sostanzialmente allettati e hanno perso l’uso dei quattro arti. E’ una malattia che fa il suo esordio tra i 30 e i 40 anni e colpisce più il sesso femminile che quello maschile, perché come tutte le malattie autoimmuni è più frequente nelle donne con un rapporto di circa 3 a 1“.

Mancardi si è anche soffermato sulle cellule staminali.

Intendiamo una chemioterapia – ha spiegato – seguita dalla reinfusione di cellule staminali ma non per ricostruire il sistema nervoso danneggiato ma per evitare che il paziente rimanga in aplasia midollare dopo la chemioterapia. Questa è una terapia che è sperimentata da ormai 40 anni, negli ultimi 20 anni nel mondo tutti i grandi paesi hanno lavorato a questo tipo di approccio che però è riservato a quel 10-15% di persone con Sclerosi Multipla molto aggressiva. La terapia funziona su questo non vi è alcun dubbio. Quindi ci troviamo in una situazione ideale dove abbiamo terapie tradizionali molto efficaci e quando, nei casi molto aggressivi non sono efficaci, abbiamo questa arma che è il trapianto autologo, che però ha degli effetti collaterali. Ha un rischio di mortalità intorno all’1%, quindi è una terapia tutt’altro che banale, e va fatta solo su pazienti selezionati“.

di Redazione
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