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Il diabete materno incrementa il rischio di eventi cardiovascolari precoci nella prole

Domenico Greco, Dirigente Medico U.O.C. “Malattie Endocrine, del Ricambio e della Nutrizione” – P.O. “P. Borsellino” Marsala (ASP Trapani)

 

L’esistenza di un rapporto tra diabete materno e patologie della prole, si va arricchendo di evidenze scientifiche sempre più interessanti.

Durante una gravidanza complicata da diabete, infatti, le modifiche dell’ambiente intrauterino sono in grado di indurre disfunzioni placentari ed alterazioni ormonali tali da predisporre lo sviluppo di alcune patologie nel nascituro (es. cardiopatie congenite, obesità, diabete, sindrome metabolica).

Al fine di valutare eventuali rapporti tra esposizione al diabete materno, insorto prima o durante la gravidanza, e patologie cardiovascolari ad insorgenza precoce nella prole (considerando le prime quattro decadi di vita), è stato di recente pubblicato, sull’autorevole British Medical Journal, un ampio studio di popolazione, i cui dati provengono dai registri nazionali Danesi (Yongfu et al., vol. 367, dicembre 2019).

Ebbene, prendendo in considerazione tutti i i nati vivi senza cardiopatie congenite, in un follow-up durato fino a 40 anni (1977-2016), è emersa una significativa associazione tra la presenza di un diabete materno, sia gestazionale che pre-gestazionale, e la comparsa precoce nei figli, di varie patologie cardiovascolari. La correlazione appare più significativa nelle madri con diabete già associato a complicanze o con concomitante patologia cardiovascolare.

Il messaggio che giunge da questo studio, risulta a mio giudizio davvero intrigante: prevenzione, screening e trattamento del diabete nelle donne in età fertile, potrebbero essere importanti non solo per migliorare la salute delle donne e del feto, ma anche per ridurre i rischi a lungo termine di malattie cardiovascolari nella loro prole!

La rigorosa applicazione delle Linee Guida e il perseguimento di obiettivi di terapia stringenti nelle gravidanze complicate da diabete, nonchè il sistematico screening del diabete gestazionale nelle donne a rischio (che ne consente una diagnosi ed un trattamento precoce), hanno già condotto ad un progressivo e significativo miglioramento degli outcomes materno-fetali.

E se, come detto, su screening e terapia possiamo ritenerci abbastanza all’avanguardia, molto più potrebbe ancora essere fatto sul versante “prevenzione” che, nei soggetti a rischio, si può notoriamente ottenere attraverso misure igienico- dietetiche e modifiche dello stile di vita.

Una strategia congiunta che conduca ad una maggiore sensibilizzazione al problema ad opera di diabetologi, ostetrici e Medici di Medicina Generale in primis e, successivamente di tutta la comunità scientifica e delle aziende sanitarie, potrebbe condurre a risultati davvero inaspettati.

“Intervenire oggi sulle madri, significa proteggere le generazioni future dalle malattie cardiovascolari precoci”…

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