Privacy Policy
Home / L'Opinione / Gocce di anatomia, vaccino e linfonodi ascellari: un approfondimento anatomico

Gocce di anatomia, vaccino e linfonodi ascellari: un approfondimento anatomico

Cari Lettori,

sulle pagine “virtuali” di questa testata, qualche giorno fa, veniva ripreso il comunicato stampa del Massachusetts General Hospital (USA) che, avvertendo circa la possibilità che i vaccini Moderna e Pfizer dessero – come effetto collaterale della loro somministrazione – un ingrossamento linfonodale, rassicurava sul fatto che questa reazione fosse da considerarsi “normale” e destinata a scomparire in poco tempo (https://sanitainsicilia.it/covid-moderna-e-pfizer-ingrossano-i-linfonodi-ma-e-tutto-normale_409380/). In particolare, i linfonodi coinvolti in questo “effetto collaterale” del vaccino sono quelli ascellari e la durata dell’ingrossamento (comunque limitato e non superiore a 1 centimetro) non dovrebbe superare le 1-2 settimane.

telegram

Questa premessa ci fornisce tutta una serie di spunti per un approfondimento anatomico della questione.

Cominciamo dallo spiegare che i linfonodi sono le più piccole strutture del nostro corpo ad avere la dignità di essere definiti “organo”. Ne abbiamo oltre 500, sparsi in vari distretti anatomici, e le loro dimensioni – di norma – non sono superiori a quelle di una lenticchia usticese. Sono avvolti in una capsula connettivale e (per rimanere in tema di legumi) hanno la forma di un fagiolo borlotto: quindi sono convessi per la gran parte della loro superficie – sulla quale giungono numerosi piccoli vasi linfatici, detti collettori pre-linfonodali, che trasportano la linfa afferente al linfonodo – tranne in quella regione ove è presente una concavità, detta “ilo”, a livello della quale troviamo sia l’unico collettore post-linfonodale (il vaso linfatico efferente) sia i vasi ematici (arteriola e venula) che provvedono alle funzioni trofiche della struttura.

Sezionandoli e aprendoli “a libro”, è possibile identificare tre parti disposte a raggiera: la parte più vicina all’ilo prende il nome di midollare, quella più prossima alla porzione convessa della capsula ha assunto la denominazione di corticale e quella intermedia tra le due viene invece definita paracorticale. Ognuna di queste regioni ha una diversa composizione strutturale e svolge pertanto funzioni differenti: citiamone solo alcune.

La corticale è la regione che ospita i follicoli, strutture sferiche ricche di precursori dei linfociti B, pronti a trasformarsi in plasmacellule, le cellule che producono le immunoglobuline, ossia gli anticorpi. La paracorticale invece presenta soprattutto linfociti T e cellule presentanti l’antigene, senza i quali i linfociti B non potrebbero trasformarsi in plasmacellule. Queste due regioni sono attraversate da vasellini linfatici (detti seni trabecolari) nel quali la linfa scorre molto lentamente, dando modo alle cellule immunitarie di riconoscere eventuali agenti esterni /antigeni (come, ad esempio, frammenti della proteina “spike” del virus SARS-CoV-2 sintetizzata dalle cellule del nostro corpo a seguito dell’inoculazione del vaccino) e generare una risposta immunitaria, funzionale alla produzione degli anticorpi. La zona midollare infine rappresenta una sorta di “imbuto” nel quale finiscono gli anticorpi e le cellule immunitarie generati a seguito del riconoscimento antigenico – incluse le cellule immunitarie “della memoria” – per raggiungere la circolazione ematica.

Quando un linfonodo si attiva, si ha una moltiplicazione del numero delle sue cellule: si parla di “iperplasia”. Ciò comporta un aumento delle dimensioni del linfonodo che, da due-tre millimetri di diametro, può diventare un centimetro o poco più. In genere, l’ingrossamento di un singolo linfonodo può essere asintomatico o paucisintomatico e può non richiamare l’attenzione né del paziente né del medico. Tuttavia, raramente nel nostro corpo i linfonodi sono solitari, più frequentemente sono “a pacchetti” di svariate unità. Le regioni superficiali del nostro corpo dove sono presenti i più importanti agglomerati di linfonodi sono il collo, l’ascella e l’inguine. I primi “setacciano” la linfa proveniente dalle regioni cefalica e cervicale, i secondi dall’arto superiore e gli ultimi dall’arto inferiore. Quando il paziente lamenta una dolenzia in un territorio sede di un agglomerato di linfonodi, la regione anatomica di pertinenza va sempre esaminata dal medico per comprenderne la causa, che può anche non essere banale. Ad esempio, l’ingrossamento dei linfonodi del collo può essere dovuto semplicemente a una carie dentaria, ma anche a una neoplasia della regione orofaringea. La sommatoria dei segni e dei sintomi clinicamente apprezzabili, nonché l’eventuale utilizzo di indagini di semeiotica strumentale, aiuteranno il medico a escludere le cause peggiori e a rassicurare il paziente, o meno.

Nel caso specifico, abbiamo già descritto in un’altra puntata che il vaccino viene inoculato nella regione del deltoide (https://sanitainsicilia.it/gocce-di-anatomia-linoculazione-del-vaccino-la-regione-del-muscolo-deltoide_408915/). La linfa, che proviene dagli arti si muove in direzione “centripeta”, ossia verso il torace, e quella proveniente dall’arto superiore attraversa la regione ascellare, quel territorio del nostro corpo delimitata da un pilastro anteriore (costituito dal margine laterale del muscolo grande pettorale) e un pilastro posteriore (formato dai margini laterali dei muscoli grande dorsale e grande rotondo) e che contiene non solo una trentina di linfonodi, suddivisi in vari raggruppamenti (vedi figura), ma anche numerose altre importanti strutture, come ad esempio i vasi ematici e i nervi dell’arto superiore. L’ingrandimento di questo pacchetto linfonodale può generare fastidio nel paziente a seguito della compressione di una o più di queste strutture. Un’indagine radiologica mirata può aiutare a escludere cause gravi, quali ad esempio una neoplasia mammaria, in quanto anche la linfa proveniente da circa i due terzi della mammella (di cui abbiamo brevemente parlato qui: https://sanitainsicilia.it/gocce-di-anatomia-allattando-non-si-trasmette-il-virus-lanatomia-aiuta-a-capire-il-perche_409262/) raggiunge i linfonodi ascellari e con essa eventuali metastasi da carcinoma. Le dimensioni del linfonodo inferiori a due centimetri e, soprattutto, la rapida remissione della sintomatologia aiutano comunque il medico a tranquillizzare il paziente sulla benignità del fenomeno.

(Nota: l’immagine riprodotta è stata presa e modificata dal volume “Prometheus: Atlante di Anatomia”, seconda edizione italiana a cura di Francesco Cappello et al., Casa Editrice EdiSES, 2018, Napoli. Si ringrazia l’Editore)

di Francesco Cappello
© Riproduzione Riservata
© Riproduzione Riservata

Sviluppato, Gestito ed ottimizzato da Coffice s.r.l.