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Gocce di anatomia: tutto quello che avreste voluto sapere sulla tiroide e non avete mai osato chiedere

Cari Lettori,

la ventesima puntata de “La buona salute” sull’endocrinologia (rivedibile qui: https://sanitainsicilia.it/la-buona-salute-20-puntata-diabete-tiroide-malattie-rare-lendocrinologia-passi-avanti-della-ricerca_409272/) ha offerto numerosi spunti di riflessione per chi è appassionato tanto del funzionamento quanto del malfunzionamento degli organi del corpo umano. Uno di questi è la tiroide, su cui oggi vorrei spendere solo qualche parola.

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La tiroide si trova nel collo, e in particolare nella regione sottoioidea, una regione di forma triangolare, con base in alto (l’osso ioide) e apice in basso (l’incisura giugulare dello sterno), e avente per lati i margini mediali del muscolo sternocleidomastoideo, uno dei muscoli più importanti del collo, sia per volume che per funzione, eternato nella memoria collettiva da Michelangelo in uno dei suoi incommensurabili capolavori, il David.

La tiroide si descrive con una forma “a farfalla”, con due ali spesse (i lobi), un corpo sottile (l’istmo) e una testa (spesso mancante) definita lobo piramidale, un retaggio organogenetico che ci ricorda che questa ghiandola si è formata più in alto (e precisamente in corrispondenza della radice della lingua) per poi discendere, come fa un secchio con una fune che scorre intorno a una carrucola; fune che poi si riassorbe salvo nei casi in cui – per l’appunto – permane come terzo lobo o lobo piramidale.

I rapporti della tiroide non sono poco importanti: ad esempio, dietro la tiroide si trovano sia le paratiroidi, quattro piccole ghiandole di forma rotondeggiante importanti per il metabolismo del calcio, sia i nervi laringei ricorrenti, rami del nervo vago preposti all’innervazione della gran parte dei muscoli della laringe, e quindi importantissimi per la fonazione. Pertanto, il chirurgo che asporta la tiroide (ad esempio, per un voluminoso gozzo – o struma – che deforma e comprime altri organi della regione) non può ignorare questi rapporti e cercare di preservare queste strutture, pena gravissime e permanenti complicanze post-operatorie che vanno da squilibri idroelettrolitici alla perdita della capacità fonatoria.

A proposito di laringe, non tutti sanno che il nome “tiroide” deriva da una simile parola greca (ϑυρεοειδή) che vuol dire “a forma di scudo” e che la struttura anatomica che primariamente prende questo nome è la cartilagine della laringe (per l’appunto, conformata a mo’ di scudo) con cui la tiroide contrae rapporto postero-superiormente. Il nome “tiroide” dato a quest’organo quindi, in realtà, è una derivazione riflessa del nome attribuito per primo alla cartilagine laringea: l’organo era stato dapprima chiamato “ghiandola tiroidea” (vale a dire, ghiandola posta in vicinanza della cartilagine tiroidea della laringe) per poi divenire invalso, nell’uso comune, chiamarlo tiroide tout court.

La tiroide – come tutte le ghiandole – è un organo pieno (o, si dovrebbe dire più correttamente, parenchimatoso); la sua “unità morfo-funzionale” (ossia la più piccola parte degli organi parenchimatosi in grado di espletarne compiutamente la funzione) è il follicolo, una struttura sferica e cava di dimensioni variabili. Pertanto, la ghiandola è definita “follicolare”. I follicoli sono serbatoi del precursore degli ormoni tiroidei (la tireoglobulina), una proteina che viene sintetizzata dalle cellule epiteliali che formano il follicolo e riversata nel lume degli stessi. Periodicamente – e con una frequenza che cambia in base alle esigenze funzionali dell’organismo – le cellule follicolari riassorbono un po’ di tireoglobulina e – organificando ad essa lo iodio, attraverso un processo biochimico noto come “iodinazione” – producono gli ormoni tiroidei (T3 e T4) che, rilasciati nel torrente ematico, vanno a stimolare il metabolismo di – virtualmente – tutte le cellule dell’organismo.

Questo è il motivo per cui i soggetti che hanno carenza di iodio sviluppano il gozzo: in questi individui, le cellule follicolari possono solo produrre tireoglobulina ma non possono iodinarla, per cui la tireoglobulina si accumula nei follicoli, ingrandendoli e – cumulativamente – ingrossando la ghiandola. A peggiorare la situazione interviene il fatto che, essendo bassa la concentrazione di ormoni tiroidei nel sangue, l’ipofisi (ghiandola endocrina che si trova alla base del cervello e che è controllata dall’ipotalamo) produce l’ormone tireostimolante (TSH) che fa aumentare l’attività delle cellule follicolari le quali – tuttavia – possono solo produrre ancora più tireoglobulina (e quindi far ingrandire ancor di più i follicoli) ma non gli ormoni tiroidei T3 e T4, un po’ come il cane che si morde la coda. Motivo per cui bisogna somministrare farmacologicamente ormoni tiroidei sintetici al paziente.

Spero con questi brevi cenni sulla tiroide di avervi convinto del fatto che – anche in questo caso – la conoscenza dell’anatomia sia alla base della comprensione della fisiologia, della biochimica, della fisiopatologia, della farmacologia, della clinica e della chirurgia di quest’organo.

(Nota: l’immagine riprodotta è stata presa e modificata dal volume “Prometheus: Atlante di Anatomia”, seconda edizione italiana a cura di Francesco Cappello et al., Casa Editrice EdiSES, 2018, Napoli. Si ringrazia l’Editore)

 

 

di Francesco Cappello
© Riproduzione Riservata
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