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Fase 2: app per dimenticare le file, nasce sala attesa virtuale

Dimenticare le file in banca, nei musei o nei supermercati. Ma, soprattutto, le sale d’attesa negli studi medici o nei centri estetici, alcuni tra i luoghi più a rischio in termini di contagio. Grazie a YouLine, basterà inquadrare un codice situato all’esterno di uffici o attività commerciali per mettersi in fila o prenotare il turno comodamente da casa.

Un sistema semplice e innovativo, quello ideato da due medici palermitani con il pallino per le nuove tecnologie, che aiuterà a gestire la ripresa ma potrebbe rivelarsi utilissimo pure in futuro, visto che le nostre abitudini dovranno necessariamente cambiare ed evitare assembramenti sara’ la regola anche dopo la fine dell’emergenza Covid. Perché se è vero – come dicono gli esperti – che per una cura o un vaccino serviranno mesi o addirittura anni, la ricetta per tornare a vivere in questa fase e anche oltre non può prescindere dal rispetto delle regole sul distanziamento sociale.

E in questo senso – spiegano Francesco Cupido e Mario Imburgia, che hanno finanziato e sviluppato YouLine con il supporto tecnico di Andrea Santangelo – ogni spazio confinato è un luogo a rischio. Bar, negozi, supermercati, centri estetici, poliambulatori, studi medici o professionali, ma anche banche, uffici postali, enti pubblici o privati possono agevolare il contagio se non si rispettano alla lettera le circolari e le indicazioni dell’Istituto superiore di Sanità“.

Di necessità virtù: quando hanno iniziato a sviluppare YouLine, Francesco Cupido (otorino, professore aggregato all’università di Palermo e già ideatore nel 2014 di Doctor Chat) e Mario Imburgia (odontoiatra, professore associato all’universita’ di Rochester) volevano solo riaprire i loro studi professionali e tornare al lavoro in sicurezza. Ma in poco tempo hanno capito che il modello poteva essere esportato ed è iniziato un percorso che si può sintetizzare in una parola: semplificare. Non solo la vita e le abitudini di chi si e’ ritrovato improvvisamente a fare i conti con la paura del contagio e con enormi restrizioni, ma anche di chi ha la necessità di riprendere l’attività lavorativa.

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