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Farmaci: Ok, il prezzo è giusto?

farmaci innovativi e spesa

A cura del professore Gianluca Trifirò e della dottoressa Ylenia Ingrasciotta – Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali – Università di Messina.

 

E’ stato recentemente pubblicato un’articolo sul Corriere Salute in cui il professore Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, ha sottolineato come in Italia esistano notevoli differenze di prezzo fra farmaci approvati per le stesse indicazioni d’uso, spesso non giustificabili.

Secondo l’ultimo rapporto Osmed sul consumo dei farmaci in Italia, il prontuario terapeutico nazionale include circa 12.000 AIC rimborsati, ma questo non viene revisionato da circa 25 anni. Il professore Garattini ha affermato provocatoriamente nello stesso articolo che sarebbe sufficiente il 40% dei farmaci presenti in esso, vista la presenza di farmaci con le stesse indicazioni a costi diversi.

Il costo del farmaco è un tema molto dibattuto correntemente, in virtù anche del costante incremento della spesa farmaceutica totale, che ha raggiunto quasi 30 miliardi di euro nel 2018, e di cui il 77% è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. Soltanto nel primo quadrimestre del 2019 il tetto di spesa per i farmaci ad acquisto diretto è stato superato per più di un miliardo!

Quando un farmaco viene introdotto in commercio, il relativo prezzo d’acquisto viene definito tramite negoziazione tra l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in particolare la Commissione Prezzi e Rimborso, e l’azienda farmaceutica produttrice sulla base di evidenze pre-marketing circa il profilo beneficio-rischio del farmaco, presenza di alternative terapeutiche e valore aggiunto rispetto a quanto già disponibile in commercio per la stessa indicazione d’uso.

Ma il prezzo concordato per i farmaci è davvero giustificato?

Nel caso di farmaci oncologici, cui è attribuita una parte significativa della spesa farmaceutica per acquisto diretto, diversi studi hanno dimostrato che non esiste una forte correlazione tra l’elevato prezzo di molecole di recente commercializzazione ed il beneficio dimostrato negli studi clinici pre-marketing. A titolo esemplificativo, il trial registrativo dell’erlotinib nel carcinoma pancreatico ha mostrato un overall survival mediana di 6,24 mesi con l’associazione erlotinib-gemcitabina rispetto ai 5,91 mesi con gemcitabina-placebo (P=0,038) (4). Il costo di un trattamento con erlotinib al momento della commercializzazione negli Stati Uniti era pari a 18.327 dollari che per QALY ammonta a circa 659.772 dollari.

Una potenziale strategia per minimizzare la spesa farmaceutica e di conseguenza aumentare l’accesso alle cure a tutti i pazienti può essere rappresentata dall’uso di farmaci a minor costo, come generici e biosimilari, farmaci per i quali le evidenze scientifiche hanno dimostrato la sovrapponibilità con i farmaci branded per efficacia e sicurezza.

Indipendentemente dal costo del farmaco, tuttavia, la più virtuosa razionalizzazione della spesa farmaceutica si può ottenere utilizzando in maniera appropriata le molecole a nostra disposizione!

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