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Covid e terapie: la verità sulle cure di cui si sente tanto parlare

Nel corso di questo anno e mezzo di Covid sono tante le notizie uscite sui social e nei giornali di cure innovative, sperimentali, rivoluzionarie. Il potere di questi mezzi di diffusione è tale che leggere di una possibile terapia risolutiva, ancora in fase di studio, fa gola ma allo stesso tempo si rischia di dare false speranze.

È quello che spiega Pietro Colletti, infettivologo responsabile dell’Unità operativa complessa Malattie Infettive dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala: “Purtroppo devo dire con rammarico che a noi medici specialisti, come del resto a tutti, spesso la notizia arriva un po’ più ingrandita dai social che dalle evidenze scientifiche. Questo è un problema perché è necessario dare tempo alla comunità scientifica tempo per studiare, così diventa invece da subito di dominio pubblico, non perché debba essere un segreto, ma si rischia di creare false speranze su terapie ben lontane dall’essere applicate“.

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Al di là delle terapie monoclonali e dei vaccini, vi sono certezze scientifiche confutate ampiamente da studi clinici, i così detti trials, su decine di migliaia di pazienti, che ci dicono con certezza quali sono le armi che possono essere utilizzate “nel momento più opportuno”, come sottolinea Colletti, e che hanno un’effettiva efficacia: “Stiamo dimenticando che uno dei motivi per cui la mortalità da pandemia si è ridotta è legato proprio alle evidenze scientifiche – continua – Abbastanza rapidamente abbiamo avuto la certezza che poche cose sono realmente efficaci, ma, d’altra parte ci sono le autorizzazioni dell’EMA, dell’Aifa e degli altri enti preposti che servono proprio a questo. Quella più efficiente è il cortisone usato al momento giusto, altre autorizzazioni che sono state confermate sono per la molecola dell’antivirale Remdesivir che ormai usiamo da molto tempo, adesso sta per essere sdoganato un altro antivirale: il Baricitinib, che si usa per via orale“.

Da qui vengono fuori le linee guida internazionali degli organismi preposti, come l’OMS, che permettono di utilizzare in modo corretto queste molecole ormai a disposizione: “È importante ricordare che nella primavera di quest’anno dei grossissimi studi hanno permesso di affermare con chiarezza che un antinfiammatorio importantissimo, il Tocilizumab, prima usato per altre patologie, può e deve essere sfruttato nei pazienti ricoverati ad alto rischio perché riduce il progredire della malattia e i tempi di degenza. Queste evidenze scientifiche tradotte poi in autorizzazioni Aifa, linee guida e pratica clinica sono oggi disponibili nell’utilizzo“, afferma il primario.

È già da un po’ di tempo che si è nelle condizioni di fare buona medicina per i pazienti Covid perché effettivamente c’è la possibilità di accedere a queste cure con dei trattamenti autorizzati, rimborsati, e regolari: “Purtroppo queste sono cose che si sono perse nella generale informazione. Se ne parlava quando facevano notizia perché utilizzate dai “ricchi” o personalità di spicco. Di fatto subito dopo questi farmaci sono stati resi disponibili per tutti. Purtroppo viene dato ancora molto spazio a protocolli non validati, anzi costituiti da associazioni di farmaci per i quali è stata dimostrata la NON utilità. Questi vengono ancora propagandati come protocolli ufficiali“, prosegue l’infettivologo.

È dimostrato che l’uso dell’Azitromicina antibiotico non ha alcuna utilità nella cura del Covid e quindi non ha alcun motivo di essere utilizzata e proposta anche nelle cure a domicilio. Ancora oggi, nonostante le evidenze scientifiche, vediamo che viene utilizzato per automedicazioni, per prescrizioni, ed è un farmaco che, utilizzato per il Covid, può causare seri effetti avversi. Si è anche parlato di farmaci antiparassitari, anti artrite reumatoide, come la Colchicina, una serie di cose per le quali ormai è dimostrato che non c’è nessuna utilità perché non bloccano la replicazione virale e non riducono la progressione della malattia”.

“Ancora più grave è che ci sono protocolli che vengono utilizzati come contraltare alle evidenze scientifiche, sulle quali noi medici ci basiamo da millenni, come l’utilizzo del cortisone. È dimostrata la controindicazione perché è noto che questo abbassi le difese immunitarie, quindi se sfruttato nel momento sbagliato, rischia di creare ancora più danni. L’uso di cocktail di integratori, di vitamine, etc… non hanno alcuna dimostrazione di efficacia”, conclude l’esperto.

di Paola Chirico
© Riproduzione Riservata
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