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Coronavirus, il medico siciliano che lavora a Milano: “Dura non tornare, ma il distacco è un dovere morale”

Sergio è un medico siciliano che lavora all’ospedale Niguarda di Milano, in Lombardia, la regione italiana che per prima ha dovuto fare i conti con l’emergenza coronavirus, quella maggiormente colpita. La situazione attuale lo ha costretto a far i conti con due diverse nuove sfide, quella ospedaliera, appunto, con l’emergenza COVID-19 che ha stravolto la routine professionale, e quella umana, con i propri affetti – genitori, parenti, amici – forzatamente lontani, ancor più che in precedenza. Oggi racconta a sanitainsicilia.it la sua esperienza, un’occasione che serve anche a valutare, con l’occhio di chi ha vissuto l’emergenza del Nord Italia, le misure varate in Sicilia per il contenimento dei contagi.

 

Sergio, quali sono le nuove disposizioni che si sono assunte per fare fronte all’emergenza coronavirus negli ospedali lombardi?

L’emergenza coronavirus in Lombardia, in considerazione del numero estremamente elevato di contagi e di accessi ospedalieri, ha necessariamente imposto agli Ospedali lombardi una riorganizzazione dei reparti di degenza, molti dei quali sono stati convertiti in reparti COVID e l’ampliamento dei posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva. In base alle indicazioni regionali sono stati annullati gli interventi chirurgici, eccetto quelli urgenti e sono state sospese le attività ambulatoriali, eccetto le prestazioni SSN urgenti o non differibili, al fine di contrastare la diffusione del virus e avere operatori sanitari a disposizione nella gestione dell’emergenza. Sono stati sospesi i congedi ordinari per il personale sanitario e tecnico coinvolto nelle attività di gestione della crisi, come stabilito dal DCPM del 01/03/2020. Per i medici non coinvolti nella gestione dell’emergenza è stato invece agevolato l’uso delle ferie, per ridurre l’affollamento nei reperti.

Questa situazione avrà determinato certamente nuove misure di sicurezza nei reparti ospedalieri. Quali sono e misure di sicurezza che sono state prese per medici e operatori sanitari?

A noi medici e, in genere, a tutti gli operatori sanitari, sono stati forniti i dispositivi di protezione individuale (DPI), mascherine chirurgiche o filtranti FFP2/FFP3, camici monouso, guanti, occhiali/occhiali a mascherina o visiera, sono state fornite istruzioni sul loro corretto utilizzo, per la gestione dei pazienti COVID o dei casi sospetti. Al momento non ci sono problemi di disponibilità dei DPI. Come da ordinanza regionale i tamponi, tra gli operatori sanitari, vengono eseguiti soltanto a coloro che presentano febbre con temperatura superiore a 37,6 e sintomi respiratori. Tutto il personale sanitario e amministrativo viene sottoposto al monitoraggio giornaliero della temperatura corporea e mantenuto in servizio con temperatura inferiore 37,5 C.

Queste misure possono essere integrate con altri tipi di provvedimenti volti a per contenere il contagio?

L’effettuazione dei tamponi a tutto il personale ospedaliero potrebbe essere utile nell’identificazione dei soggetti paucisintomatici o asintomatici, possibile fonte di contagio, anche se, in pratica, di difficile realizzazione, poiché necessiterebbe di un numero estremamente elevato di tamponi, nonché rallenterebbe l’attività dei laboratori d’analisi e i tempi necessari per ottenere i risultati.

Come è cambiata la vita quotidiana in ospedale da quando si è diffusa l’emergenza COVID-19?

La vita quotidiana in Ospedale è sicuramente notevolmente cambiata, anche dal punto di vista psicologico, nell’arco di pochi giorni ci siamo trovati di fronte ad un’enorme crescita del numero di contagi, alcuni tra questi medici e operatori sanitari, vengono giornalmente effettuati degli sforzi considerevoli per creare nuovi posti letto e dedicare interi reparti di degenza alla gestione dei pazienti infetti, si cerca di prestare particolare attenzione all’attuazione di tutte le misure di prevenzione della trasmissione del virus, in termini di sanificazione e di corretto utilizzo dei DPI.

Che turni fate?

Per quanto mi riguarda non è cambiata grossomodo la mia attività lavorativa; lavorando in un reparto di Diagnostica per Immagini, da un lato si è ridotto il carico lavorativo, in relazione alla sospensione delle attività ambulatoriali non urgenti, ma bisogna pur sempre garantire gli esami diagnostici dei pazienti ricoverati e gli esami in regime d’urgenza.

Qual è la situazione delle terapie intensive nel tuo ospedale?

Al momento stiamo reggendo la situazione, sono stati fatti sforzi notevoli e moltiplicati i posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva, creati ex-novo nuovi reperti per la gestione e l’isolamento dei pazienti COVID, in tutta la Lombardia si è passati, nell’arco di poche settimane, da un numero di 700 a quasi 1200 posti letto in Rianimazione e si continua a lavorare per crearne dei nuovi.

Come si vive da medico del Sud, lontano dalla propria terra e dai propri affetti, la lontananza anche considerando il fatto che stare lontano da parenti e amici che hanno una certa età a questo punto diventa utile?

Per me è sicuramente difficile stare lontano da casa, dagli amici e, soprattutto, dai genitori in questi momenti di difficoltà, tuttavia sono consapevole del fatto che il distacco è un mio dovere morale al fine di tutelare la loro salute, poiché essendo anziani sono maggiormente a rischio di sviluppare complicanze e io stesso, al momento, posso diventare per loro una possibile fonte di contagio.

Che idea ti sei fatto delle misure che il Sud e la Sicilia in particolare hanno preso per evitare la diffusione eccessiva del contagio?

Le misure attuate in Sicilia per contrastare la diffusione del virus, a mio parere, in ambito sanitario sono corrette, tra queste la precoce sospensione delle attività ambulatoriali non urgenti, effettuata a partire dalle prime settimane dall’esplosione dei contagi in Lombardia o l’esecuzione dei tamponi a tutti gli operatori sanitari, anche se di difficile realizzazione, in quanto bisognerà far fronte alle difficoltà di reperimento dei tamponi e dei reagenti. Il mio auguro è che la messa in atto di misure restrittive in tutta Italia riduca o, quantomeno, rallenti la diffusione del virus nelle regioni del Sud.

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