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Coronavirus, De Domenico: “Servono Dpi e mascherine. E la gente resti a casa”

Il segretario della commissione Sanità all’Ars Franco De Domenico interviene sull’emergenza coronavirus in Sicilia e avanza alcune proposte per affrontare la situazione in modo da contenere il contagio da COVID 19.

Nel mio ruolo di segretario della Commissione Sanità dell’Ars, come è giusto che sia, ricevo continue sollecitazioni da rappresentanti di istituzioni pubbliche e private, ordini professionali, operatori economici, anziani, padri e madri di famiglia, disabili, giovani e soprattutto operatori sanitari – afferma Di Giacomo –, quali medici, infermieri, farmacisti e tecnici che stanno sopportando il peso maggiore di questa battaglia contro il coronavirus”.

Si rivolgono a me perché non trovano ascolto nei riferimenti istituzionali preposti, e alle volte neanche io riesco a ottenere risposte. Questo è un limite che tutti insieme dobbiamo superare. Non intendo fare alcuna polemica, né sbraitare. Nessuno pensi, però – continua il deputato regionale –, di non essere tenuto ad ascoltare, piuttosto, ciascuno pensi a compiere fino in fondo, con il massimo rigore e la massima trasparenza, il proprio dovere“.

Voglio condividere, pertanto, i miei ragionamenti che scaturiscono da una considerazione preliminare: in una situazione così grave, inimmaginabile, ma soprattutto sconosciuta, ritengo normale cambiare strategia, se necessario. Non ci si deve ostinare a difendere ciò che non funziona – prosegue il parlamentare – E vorrei limitare il mio ragionamento, per il momento, a tre punti gravi e urgenti che riguardano il nostro territorio: i tamponi che si effettuano sono troppi pochi; i DPI, dispositivi di protezione individuale, ed in particolare le mascherine non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno; ci sono troppe persone che si continuano a spostare senza motivo“.

Cominciamo dal primo: apprendo con soddisfazione che ieri sera il Presidente Musumeci ha autorizzato l’estensione del tampone a tutti gli operatori sanitari, dando priorità a chi è in ‘prima linea’, senza, tuttavia, consentirne un utilizzo più esteso ad altri soggetti. Ora comprendo il rispetto delle linee guida, comprendo il costo e lo sforzo necessario per eseguire le analisi, comprendo tutto – è il pensiero del deputato regionale –, ma il numero dei tamponi deve essere aumentato. Estenderlo ai medici è stato importante (abbiamo rischiato tanto), ma non basta: bisogna fare di più. Dobbiamo consentire ai lavoratori esposti al rischio contagio e a chi ha almeno un sintomo della malattia di fare il test“. 

Lo dico sulla base delle esperienze pregresse, vedi Lombardia e Veneto, che abbiamo il ‘vantaggio’, ancora per poco, di poter sfruttare. Lo dico perché lo chiedono gli esperti, ieri sera anche il professor Ricciardi, già direttore dell’ISS, lo dicono gli operatori sanitari e gli altri lavoratori che hanno il diritto di non essere considerati carne da macello e di poter lavorare con maggiore serenità. Lo dico perché lo chiedono i pazienti e le loro famiglie. Lo dico perché lo impone il buon senso e perché questa “battaglia” durerà molto e dobbiamo stare attenti anche alla salute mentale di tutti ma soprattutto di chi si sacrifica ogni giorno. Prendiamoci tutti la responsabilità, deroghiamo, abbandoniamo gli attuali criteri – è la conclusione di Di Giacomo -, estendiamo a tutti lavoratori e a chi ha almeno un sintomo facciamo la possibilità di eseguire il tampone e al personale sanitario, almeno con cadenza settimanale“.

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