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Consumo di uova e rischio cardiovascolare: il dibattito continua…

di Domenico Greco

Dirigente Medico U.O.C.  “Malattie Endocrine, del Ricambio e della Nutrizione” – P.O. “P. Borsellino” Marsala (ASP Trapani).

 

Il legame tra il consumo di uova, notoriamente ricche in colesterolo, e il rischio di sviluppare malattie cardiache è stato spesso al centro di accese discussioni negli ultimi decenni. L’argomento, infatti è stato già oggetto di varie  osservazioni, molte anche recenti, spesso però contrastanti nelle conclusioni.

Un nuovo ampio studio, appena pubblicato online sulla prestigiosa rivista British Medical Journal (primo autore J.P.  Drouin-Chartier), riaccende il dibattito su questa controversa tematica: esso  non mette in evidenza alcuna associazione tra consumo moderato di uova (fino ad uno al giorno) e rischio di malattie cardiovascolari e sembra fornire prove particolarmente convincenti a sostegno della “innocenza” delle uova.

 I ricercatori hanno aggregato ed analizzato i dati provenienti da tre ampi studi prospettici statunitensi,  relativi ad oltre 173.000 donne e ad oltre 42.000 uomini che, alla valutazione di base, non presentavano malattie cardiache, diabete o cancro; dei partecipanti allo studio erano state registrate, tra l’altro, le abitudini alimentari.

Il follow-up , mirato a valutare la comparsa di eventi cardiovascolari, è stato di 32 anni e, in questo periodo, in circa 15.000 soggetti  veniva registrato un evento di tale tipologia. Una complessa analisi statistica realizzata in questi soggetti non evidenziava alcuna associazione con il consumo di uova.

Al contempo, i ricercatori hanno anche prodotto una meta-analisi sull’argomento, selezionando 28 studi coinvolgenti circa 1,7 milioni di soggetti; ebbene, i risultati dell’analisi supportano ancora fortemente l’ipotesi che un consumo moderato di uova non si associ ad un aumentato rischio di malattie cardiache negli americani e negli europei e, addirittura, suggerisce un possibile effetto favorevole nelle popolazioni asiatiche.

Quindi, sebbene non essenziali, le uova, alimento diffuso, a basso costo e presenti in modo ubiquitario nelle varie culture, se consumate con moderazione, possono entrare a far parte a pieno titolo di una “dieta sana”!

Si può ritenere condivisibile, in conclusione, l’invito espresso nel gradevolissimo editoriale di Odegaard che accompagna l’articolo: “smettiamo di contare le uova  e passiamo a schemi dietetici complessivamente più salutari”. In sostanza, non limitiamoci a considerare la nocività o meno di un singolo alimento con il rischio di demonizzarne l’uso (stesso discorso può valere ad esempio per le carni rosse) ma cerchiamo di valutare sempre nella sua globalità l’apporto qualitativo e quantitativo dei nutrienti della dieta scegliendo e indirizzando i pattern comportamentali alimentari verso gli schemi con comprovate evidenze di beneficio cardiovascolare (Dieta Mediterranea, in primis)!!

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